«Il mio paese persegue la pace e un nuovo modello di sviluppo»

di Geraldina Colotti

su Il Manifesto del 12/06/2008

Parla Jorge Giordani, ex ministro per la pianificazione economica del governo venezuelano

Chavez-Farc, un cambio di linea? Non si scompone troppo Jorge Giordani, ex ministro per la pianificazione economica del governo venezuelano: «Non conosco le intenzioni del presidente – dice al manifesto – ma sono sicuro che niente è cambiato nella posizione del Venezuela. L’obiettivo è sempre il medesimo: perseguire la pace, senza intromettersi nei percorsi concreti di chi si batte per raggiungerla. Se non ci sarà la pace, in Colombia continuerà la lotta contro le ingiustizie in tutte le forme possibili (e impossibili). A differenza di Uribe e degli Stati uniti, il cui obiettivo è attaccare il mio paese attraverso la Colombia, il Venezuela vuole raggiungere la pace attraverso la trattativa». Giordani, che ha lasciato le cariche pubbliche per dedicarsi a problemi teorici di più lungo respiro, oggi si definisce un «libero pensatore» e studioso di Gramsci, il quale – afferma – «ha molto da insegnare al Socialismo del XXI secolo». La sua lettura degli avvenimenti «bolivariani», che ha contribuito a costruire a capo dell’importante ministero venezuelano, è tutta in questa chiave: «Il mondo – dice – è sull’orlo della catastrofe. Senza lo sviluppo di una teoria come quella marxista, all’altezza dei problemi epocali che abbiamo di fronte, non ci sarà futuro, né per il Venezuela, né per il pianeta».
Un pensiero che Giordani condivide con il gruppo di riflessione Areopagos, fondato all’interno del Partito socialista unito del Venezuela per garantire un percorso «socialista e dal basso» al «proceso» bolivariano. Uno strumento per battere, con proposte concrete e «inattaccabili» la destra venezuelana e gli «interessi oligarchici». Quali? Proposte come quella dell’istituzione di un fondo per lo sviluppo – il fonden – ottenuto, spiega Giordani, accantonando parte dei proventi del petrolio». Un’idea vincente, suggerita da Jorge Giordani al presidente Chavez e che ne ha favorito il consenso presso le classi popolari. «Adesso – spiega Giordani – le imprese multinazionali non possono permettersi di arraffare in casa nostra tutto il profitto che vorrebbero. Adesso i lavoratori delle imprese siderurgiche, energetiche o del cemento, che occupano le fabbriche gestite dalle imprese estere, stanno ottenendo giustizia, perché queste imprese vengono nazionalizzate». Sta avvenendo così per la Ternium-Sidor, nazionalizzata di recente, «e su cui è ancora in corso un braccio di ferro sul risarcimento economico preteso dall’impresa argentina, che – afferma Giordani – dimentica quanto deve ai lavoratori del nostro paese per tutti questi anni».
Quella del petrolio e dello sviluppo purchessia, è però l’unica strada per i paesi dell’alba, l’alternativa bolivariana per le Americhe che si dice alternativa ai piani neoliberisti degli Stati uniti? «Niente affatto – risponde Giordani – una parte del Fonden è destinato alle energie alternative. Non è ancora abbastanza, non quanto è nelle nostre intenzioni, ma siamo – come Cuba – su quella strada. Bisogna ridurre il petrolio e fare tutto il necessario per contaminare di meno, per educare a una coscienza ambientalista». Un indirizzo presente nelle riflessioni di Areopagos, e nel suo programma di riflessione per punti, rivolto alla base del partito unificato venezuelano e messo al vaglio dei movimenti e delle forze alternative che guardano al «laboratorio latinoamericano» e ai suoi progetti economici e politici alternativi al neoliberismo. «Quando vedo che il prezzo del petrolio va alle stelle e che porzioni di mondo sempre più importanti vengono ridotte alla fame – dice ancora Giordani – non riesco certo a consolarmi pensando che in Venezuela abbiamo grandi riserve petrolifere che cerchiamo di controllare. Anche perché, come dicevo, quella del petrolio non è l’unica via. La più grande ricchezza del Venezuela, però, è soprattutto l’acqua. L’acqua sarà il prodotto più prezioso per il futuro. Si può vivere senza il petrolio, ma non senza acqua».
Idee e scelte che, avverte Giordani, il Venezuela non potrà realizzare da un giorno all’altro, e che necessitano di «un gruppo dirigente coeso ma aperto». Una critica «affettuosa ma franca» alle modalità accentratrici del presidente Chavez. «È ora che il presidente scenda dal piedistallo e torni tra la sua base – dice Jorge Giordani – per vincere le elezioni di novembre prossimo dobbiamo far tesoro degli errori precedenti e delle indicazioni che ci vengono dalla base. Il gruppo di Areopagos nei suoi punti propone una tavola dei problemi in campo sul medio e lungo periodo. E intende muoversi per tempo, anche incalzando il presidente».
Per discutere di questi temi e sfatare «molti luoghi comuni dovuti alla disinformazione di certi media europei», forte di autorevoli interlocutori come Giorgio Baratta, dell’International Gramsci Society, Giordani ha moltiplicato le occasioni di incontro con la sinistra alternativa italiana. Oggi alle 18 sarà a Roma (sala Pintor della sede di Carta, via dello scalo di San Lorenzo, 67) per discutere sul tema «Socialismo e democrazia: il caso Venezuela», e prima alla Casa del Popolo (con Paolo Ferrero), in via Bordoni, 50.

«Il mio paese persegue la pace e un nuovo modello di sviluppo»ultima modifica: 2008-06-14T09:50:37+00:00da olaudaheq
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