Idee per un Municipalismo Libertario…

L’alternativa del municipalismo libertario

 

Le pagine che seguono cercano di sviluppare una alternativa innanzi tutto alla statualità, al nazionalismo ed alla nazionalizzazione in tutte le sue diverse incarnazioni; poi alla dissoluzione della comunità ed allo smarrimento del senso di cittadinanza; e contemporaneamente anche alle loro controparti fittiziamente radicali quali un anti-elettoralismo semplicistico, spesso frainteso come anti-parlamentarismo, e le teorie sullo Stato minimo e il socialismo di mercato.

Cominciamo con il chiarire tutta una serie di prese di posizione. Primo: la prospettiva municipalista libertaria di trasformare i villaggi, paesi , quartieri e città in una nuova sfera politica sta in contrapposizione con lo Stato nazionale e non è affatto un suo partner supplementare o parallelo. Il fatto che una confederazione di municipalità libertarie possa auspicabilmente svilupparsi da una politica partecipativa a livello locale non significa che coesisterà con lo Stato nazionale. Al contrario, è necessario considerarli reciprocamente incompatibili. Infatti, ogni tentativo da parte di membri delle municipalità libertarie di candidarsi a cariche statali al di sopra delle municipalità (idea già proposta) è fatua o deliberatamente regressiva. Per quanto possano essere le intenzioni, i candidati smorzerebbero la tensione tra confederazioni municipali e Stato legittimando lo Stato, e questo anche nel caso volessero usare la sfera apparentemente più vasta fornita dalla politica statuale all’unico scopo di propagandare un messaggio libertario.

In realtà, l’unico genere di propaganda radicale che abbia senso ed efficacia, da un punto di vista municipalista libertario, è la relazione interpersonale, le intese interrellazioni comunitarie consentite dalla immediata discussione locale. All’interno dell’orizzonte apparenetemente più vasto della politica statuale, la propaganda tende a divenire impersonale nella migliore delle ipotesi, strumentale nelle peggiore. Il suo scopo –  fondamentalmente una forma di mobilitazione di massa –  è quello di ridurre i cittadini ad elettori, di convincerli ad essere elettori, di convincerli ad essere elettori e non individui in grado di formare un nuovo corpo politico, in senso sia fisico che metaforico.

Secondo: il municipalismo libertario non è né uno stratagemma propagandistico, ne una «strategia» o una «tattica». L’intenzione è che diventi la forma assunta da una società razionale ed ecologica, quella «Comune delle comuni» vagheggiata dalla politica radicale lungo i due ultimi secoli. E’ quindi la combinazione di finalità storiche che con una prassi vissuta, e si prefigura non solo come la forma di una società futura, ma come il suo stesso contenuto e i percorsi necessari per conseguirlo.

Terzo: il municipalismo libertario è strettamente correlato all’obiettivo della municipalizzazione dell’economia, non della sua nazionalizzazione o privatizzazione. Con ciò intendo: l’acquisizione dei mezzi di sussistenza da parte della comunità, il controllo della vita economica da parte dell’assemblea cittadina e l’integrazione di aziende, negozi, terre, ecc. controllati dalla comunità secondo criteri confederali. Nella misura in cui i lavoratori di ogni settore economico si riuniscono per affrontare insieme i problemi della comunità, compresi quelli economici, essi cessano di essere lavoratori per agire in quanto cittadini.

Indubbiamente porteranno la loro esperienza professionale nelle discussioni sulle produzioni da fare, sulle risorse da usare, sulla possibilità, laddove praticabile, della rotazione del lavoro o della sua diversificazione nella medesima giornata lavorativa (in base alla raffigurazione di Fourier sulla «giornata lavorativa» auspicabile). Tuttavia, pur impegnandosi in queste prospezioni economiche, essi rimangono cittadini, non lavoratori.

Anzi è aspettativa generale che legittimo il loro status di cittadini ponendo i bisogni collettivi della comunità al di sopra degli interessi particolaristici che emergono facilmente se si parte dal posto di lavoro.

Quest’ultimo può perpetrare altrettanto facilmente la loro esistenza in quanto meri lavoratori, con interessi specifici conflittuali con quelli generali, in nome della «democrazia operaia», del «controllo operaio» e, spesso, di una forma di «capitalismo collettivo»orientato al mercato. La democrazia si realizza nella comunità, non sul posto di lavoro, che costituisce un segmento limitato della vita, spesso più prossimo alla sfera della necessità (pur se resa più piacevole, creativa ed attraente) che non alla sfera della libertà.

Quarto: obiettivo del municipalismo libertario è quello di contribuire a formare cittadini (più genericamente, esseri umani), non proletari, professionisti, esperti e così via. Uno degli scopi principali è quello di rendere universale la condizione umana, non di particolarizzarla e provincializzarla. La diversità culturale è senza dubbio estremamente auspicabile, ma lasua valenza non risiede unicamente nella soddisfazione personale, ma nella ricca totalità sociale prodotta.

La politica dell’identità che fiorisce oggi sotto il capitalismo tende facilmente ad una qualche forma di xenofobia, di razzismo, di sessismo e alimenta un «amore del localismo»con venature mistiche che sfiora il provincialismo più gretto. Una cultura politica è una cultura condivisa; è una cultura più ricca delle altre giacché integra culture diverse rette da una etica della complementarietà, della mutualità, del completamento, del rispetto e riconoscimento reciproco.

Quinto: il con federalismo poggia in parte sull’impossibilità di una piena autosufficienza nell’economia moderna, seppur ricondotta a scala umana, e in parte sul bisogno di interdipendenza culturale se le comunità intendono prevenire particolarismo e provincialismo.

Una confederazione è innanzitutto una struttura amministrativa retta dalle politiche espresse dalle assaemble cittadine delle comunità che la costituiscono. Il vero potere resta quindi sempre alle strutture di base, diminuendo man mano che le confederazioni si uniscono in regioni confederali sempre più grandi.

Il potere, infatti, transita dal basso verso l’alto per grandi sempre più ristretti, assumendo caratteri di gestione amministrativa più che di decisionalità politica.

Tutti i principi qui delineati vanno assunti nella loro totalità, formando così una costellazione politica che intende trasformare radicalmente la condizione umana a livello emotivo e intellettivo, spirituale e fisico, personale e istituzionale.

Essi costituiscono non solo una nuova politica ma una nuova etica; e invero, l’una senza l’altra sono insignificanti. Se quindi si separasse uno di questi principi dagli altri, si frantumerebbe l’intero quadro ed un segmento isolato potrebbe facilmente assumere una versione reazionaria, come si rivela drammaticamente nel repertorio ideologico xenofobo e anti-collettivista espresso da pseudo-federalisti e pseudo-regionalisti di vario genere.

 

(Tratto da Democrazia diretta, Eleuthera, Milano 1993, pg. 16-17-18)

Idee per un Municipalismo Libertario…ultima modifica: 2008-05-29T00:06:53+00:00da olaudaheq
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