Grillo spara alla stampa e manca il bersaglio

FONTE: IL MANIFESTO

Oggi Beppe Grillo sarà in piazza S.Carlo, a Torino, per il suo Vaffa-day contro il sistema dei media. Il suo programma politico prevede l’abrogazione dell’Ordine dei giornalisti, la cancellazione della legge Gasparri, la fine di ogni forma di sostegno pubblico ai giornali.
Tre obiettivi che, secondo il popolare leader, dovrebbero ristabilire le condizioni per un libero esercizio dell’informazione. Sembra una battaglia sacrosanta, da condividere. Ma l’apparenza inganna.
Sparare sull’Ordine è facile come sfondare le porte aperte degli editori che finalmente avrebbero le mani libere per assumere manovalanza generica senza residue, uggiose deontologie da rispettare. Per questo sono lustri che la riforma dell’Ordine giace nei cassetti della politica. Meglio un organismo obsoleto, vecchio, da buttare. Così come scrosciano fragorosi gli applausi per l’altra proposta di Grillo: chiudere il rubinetto delle sovvenzioni pubbliche per tutti i giornali, grandi e piccoli, di partito e indipendenti, governati dai salotti della finanza o autogestiti in cooperativa (come il manifesto). Togliere i finanziamenti statali alla casta dei giornalisti è uno slogan utile per sfogare il rancore contro il sistema dell’informazione, ma significa buttare via il bambino con l’acqua sporca.
Il potere dei gruppi economici (e politici) sulla stampa italiana è una malattia antica della nostra democrazia, acuita dal berlusconismo fino al punto di configurare un regime mediatico, la causa principale di un’opinione pubblica debole e disarmata. Ma dentro questa gabbia vivono testate e giornalisti che non si conformano, che rischiano, che pagano prezzi salati. L’informazione e il giornale sono strumenti primari della democrazia, affidarli al mercato (che libero non è), significa equiparare la notizia a merce, togliendole ogni valenza civile, di welfare indispensabile. Bisognerebbe distinguere e Grillo non lo fa. Come acutamente osservava l’altra sera, a L’Infedele, il sociologo Aldo Bonomi, riferendo un’affermazione del leghista Borghezio, «Grillo scuote l’albero e la Lega passa a raccogliere».
Sull’abrogazione della legge Gasparri, summa di un sistema televisivo a immagine e somiglianza del duopolio televisivo, Grillo ha ragione ma arriva ultimo. I dubbi e le residue ambiguità sulla trasformazione del comico più corrosivo e precorritore, in un politico a tutto tondo sono svaniti: è sfumato l’artista, è pienamente disegnato il leader che organizza manifestazioni, propone referendum, dà indicazioni di voto. E dunque è l’efficacia delle sue proposte che va pesata e giudicata. Proprio quella sull’informazione è così generica e demagogica da diventare l’emblema di un populismo mediaticamente tanto efficace nell’indicare il problema quanto politicamente inadeguato a risolverlo. Oltretutto organizzare il Vaffa-day il 25 aprile, quando una parte del paese scende in piazza per ricordare e rinnovare il patto costituzionale della Resistenza, non è apprezzabile. L’appello degli intellettuali torinesi, dallo storico Giovanni De Luna al giurista Gustavo Zagrebelsky, a partecipare alla manifestazione di piazza Castello, segna, se non il conflitto tra le due iniziative, certo una sgradevole concorrenza. Nonostante lo scambio di reciproco apprezzamento, le buone intenzioni per non contrapporre la politica all’antipolitica, i richiami al comune impegno per una democrazia restituita ai cittadini, tra la piazza di Grillo e quella del 25 aprile c’è di mezzo tutta la differenza che passa tra il comizio di un guru e una manifestazione senza leader e in difesa della Costituzione.

 

 

Grillo spara alla stampa e manca il bersaglioultima modifica: 2008-04-26T00:41:45+00:00da olaudaheq
Reposta per primo quest’articolo